giovedì, gennaio 03, 2008
Ci sono sempre.
Sto bene.
E sono felice, felice e incasinata (si dice ancora incasinata? o è l'ennesimo retaggio delle medie duro a scomparire?).
Ma quanto è stata bella l'epopea del blog? Ma quanto è stata importante, piena, liquidissima?
Prima (spero) o poi vi arriverà mail con un invito a rivederci, tutti qui a casa mia.
Che ho una voglia infinita di riabbracciarvi.
(Però 'sto blog devo cancellarlo e archiviarlo da qualche parte, lo dico almeno da tre anni...).
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domenica, ottobre 29, 2006
Aggiornamenti
E' domenica pomeriggio.
Gli uomini di casa dormono.
1.Su una finestra qui accanto, qualcuno mi sta raccontando la sua ultima storia d'amore.
E' la persona con cui - in quel fatidico 2003 - condivisi un intimissimo scavo archeologico nelle nostre esistenze. Da allora niente più sarebbe stato uguale. Scrivere (e aprire il blog) fu soprattutto reagire alla fine di quella preziosissima relazione.
Oggi quella persona è forse serenamente ritrovata.
2. Squilla il telefono, è J. La mia amica J... non ci vediamo da due anni. Incredibile per due come noi. Incredibile se penso che la colpa o il merito dell'accaduto con la persona di cui al punto 1. sono nati da matasse mai sbrogliate con J. Incredibile pensare che J ed io non abbiamo condiviso momenti importanti della mia vita, la gravidanza, la nascita di un figlio. E incredibile è che non ne abbiamo sofferto.
J. ed io ci vogliamo serenamente bene come se ci vedessimo ancora tutti i giorni.
Mi viene da pensare che se scrivo questo post - il chi/cosa/come comprensibili tutt'al più ad un paio di persone (di cui una col pc scassato da sei mesi e l'altro magari in Russia) - è che sono ancora stregata dall'idea che i cerchi possano chiudersi o quadrare. O almeno divertirsi a fare qualche buffo tentativo.
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sabato, ottobre 14, 2006
E' sabato mattina.
Gli uomini di casa dormono.
Splinder tra un po' va in manutenzione.
Ho giusto il tempo di dirvi che sono felice.
Magari un po' stanca. Ma felice di più.
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domenica, aprile 02, 2006
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mercoledì, marzo 15, 2006
A quei pochi, carissimi amici che ancora passano di qua segnalo questo blog www.bolsi.org/ibaby/. Perché è scritto bene. Perché il protagonista è irresistibile. Perché tutti abbiamo bisogno di bellezza. E qui ce n'è tanta. (Noi stiamo bene e siamo molto felici).
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martedì, novembre 29, 2005
Lui è qui che dorme nella navicella. Ci potrà stare ancora per poco, ormai in lunghezza la occupa quasi tutta. Ogni tanto nel sonno agita il pugnetto sinistro, io lo sfioro, allora distende le dita di una manina indiscutibilmente virile - calco di quella del papà - e restiamo così, manina piccola su mano grande, fino a quando l´aggancia al mio mignolo. Abbiamo chiacchierato a lungo prima che il sonno venisse. Io gli sillabo lentamente "a-mo-re". Lui sorride e sorride. Prova a ripetere, ecco una ooooooo leggera e sospesa. Spalanca gli occhi carboncini sui suoi tentativi a vuoto, e ride ride - adesso non sono più solo sorrisi, ma vere e proprie risate sonore - mentre io penso che niente e nessuno c’è di più meraviglioso su questa terra, e sui mari, e su tutti i pianeti.
Eppure sono stati mesi duri. Anche quando hai un compagno molto presente, genitori straordinari, una suocera adorabile e tutti che si prendono cura di te e del tuo bambino, e un sacco di segni che ti fanno pensare che tutto andrà bene - bisogna solo avere pazienza e muovere un passo dietro l´altro - la maternità è una condizione di grande solitudine. Ci sei tu, c´è il tuo bambino. E a volte gli agguati di un fracco di fantasmi subdoli. E dire che in gravidanza - una gravidanza assaporata in ogni momento - mi ero sentita una leonessa. Ma adesso ho recuperato le energie, ripreso il lavoro. E ho voglia di tante cose, di nuovo.
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sabato, settembre 10, 2005
Tornata. Per il momento in città, ma (forse) presto anche su queste scene.
Intanto vi leggo, mentre Piccolo Imperatore/Impostore ciuccia alla tetta sinistra. Quanta produzione questa estate. Da mesi e mesi il nostro "giro" non era così vivo. (Potrei anche provare a scrivere, ma che fatica le maiuscole, le parentesi, i punti interrogativi con una sola mano, quindi perdonate la scarsità di commenti).
Tanta voglia di voi, insomma.
Ma il tempo già scade, Piccolo Imperatore/Impostore trasloca a destra.
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martedì, luglio 12, 2005
Una sera come questa. Di fresco un po’ appiccicoso sulla pelle e di stelle a fantastiliardi che però te le devi saper cercare, tra i pini, i cipressi, le querce, l’arco di bounganville. Di nonne che consigliano golfini sulle spalle , spray antizanzare, attenzione alla corrente. Diciotto anni fa e un quaderno con la copertina di stoffa blu. Scrivevo come scrivo stasera, tanto per scrivere, e poi tutt’intorno a cornice schizzavo grattacieli sormontati da gigantesche fette d’anguria al neon. In cucina andava un tg di mezza sera (un servizio dall’Iran, è annotato in fondo), senza pubblico, perché eravamo tutti sparsi tra le panchine e la veranda. Io un po’ più in là ad illuminare la pagina con la pila tascabile. Non c’erano ancora i bambini che affollano questa casa nel weekend e che ora scoprono l’ebbrezza delle discese in bicicletta senza freni, non potevamo neanche immaginarli, i bambini eravamo noi. Il giardino era sempre questo, appena più ordinato (non meno affollato), i papiri svettanti, le statue di bosso – quelle sì, ancora ben definite – e nel pomeriggio avevamo fatto il bagno al fiume scortati dalla migliore squadra di cani che avessimo mai avuto. Un giorno, pensavo, avrei scritto la storia di questa famiglia e l’avrei intitolata “All’ombra della grande quercia”, il notabene dice che prima avrei dovuto controllare se questo titolo non fosse già stato usato da altri.
Tutto Pavese quell’estate e molto Balzac, in francese, e Mrs Dalloway in inglese che mi parve insostenibile.
Io non avevo nessuno nella pancia, per di più con il singhiozzo, diciotto anni fa in una sera che somigliava a questa.
Scrivevo distrattamente che il mio futuro era da un’altra parte, pensando che il futuro potesse essere tutto solo da un’altra parte e ignorandone la bizzarra mescola di presente, passato, di ogni tempo. E’ che avevo ancora davanti un anno di liceo all’età in cui pensi ad un anno di liceo come ad una vita intera.
E d’altra parte erano molte le cose che non sapevo: gli occhi di Chiara fare l’amore fare l’amore con chi non ami fare l’amore con chi ami che sarei stata più abile a smaltire un rimorso che un rimpianto Malibu Internet certe sorprese per i compleanni Virginia Woolf tra i miei autori preferiti la stazione di Chiusi molte parti di me un appuntamento sotto la pioggia di novembre il singhiozzo di un bambino nella pancia
Era svogliata, quella pagina. Indolente un po’ come questa schermata del portatile su cui vengono ad incollarsi i moscerini. Cadendo, gli aghi dell’abete grigio s’infilano sotto la barra spaziatrice. Le cicale stordiscono. Il fiato di Califfo mi inumidisce l’alluce.
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venerdì, luglio 01, 2005
A Sud, da domani.
E certi legami viscerali, la sacralità che respiro in certi pomeriggi sfiniti di cicale, la terra-madre che suda e accoglie avranno forse una ragione in più d'essere.
Abbracci.
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sabato, aprile 30, 2005
Le persone che ho amato - che amo - non hanno mai rispettato regole e consuetudini sull’uso delle maiuscole. E io avevo parole migliori un anno fa (da chiuderci il blog con un discreto onore). Se leggo queste pagine - e di molte mi vergogno - so che hanno accolto, nascosto o vociato un percorso, anche se non lo vedo ancora, in un feuilleton di formazione sconnesso e disorganico, a trent’anni suonati poi.
Ma in questi mesi che non vogliono essere scritti è tutto rotondo.
Segni–memoria–identità.
Ieri e oggi categorie così liquide da poterle bere. (Domani non lo so).
Da far pensare che tutto possa avere un senso, un filo e perfino i cortocircuiti una loro ragion d’essere.
Come se qui e ora e così i miei ossimori si fossero dati appuntamento ed è una riunione di condominio cui inaspettatamente c’è accordo unanime su quasi tutti i punti all’ordine del giorno.
Benedetta rotonda pienezza. Anche se prima o poi sparirai, sono una ragazza fortunata.
E magari sarebbe ora che cominciassi a dirmi donna.
Le persone che ho amato - che amo - non hanno mai rispettato regole e consuetudini sull’uso delle maiuscole. Chissà che cosa vorrà dire.
(La gravidanza può essere meglio di una canna, e se mai ne avessi fumata una forse potrei pure confermarvelo).
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Just Annie. Io.
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